Everything went black – The Black Dahlia Murder

Everything went black (Ogni cosa si tinse di nero) è la traccia che apre il  terzo album deiThe Black Dahlia Murder, Nocturnal, pubblicato il 18 settembre del 2007.

Formazione The Black Dahlia Murder (2007)

  • Trevor Strnad – voce
  • Brian Eschbach – chitarra
  • John Kempainen – chitarra
  • Ryan Williams – basso
  • Shannon Lucas – batteria

Traduzione Everything went black – The Black Dahlia Murder

Testo tradotto di Everything went black (Eschbach, Strnad) dei The Black Dahlia Murder [Metal Blade]

Everything went black

Crawling the walls,
through every crack and crevice, teems.
Blackness washing over the windowpanes,
painting the buildings in between,
creeping down the alley ways,
consuming every street.
Soundless swarm of nothingness,
sure to doom us all.

Pulling screaming earthlings
into its toothless jaws,
endlessly beginning spreading,
with no sign of stop.

Horror of horrors,
truly maddening in size.
Running just prolongs the end.
Inevitably it strides.

Where has it come from?
How can it be stopped?
So quickly we’re
to meet our end.
Our empire we have lost.
Karmatic Armageddon.
no religion could foresee.
A planet once forsaken,
not even a memory.

Streetlights bend into the void.
Cars enveloped whole.
Darkness deeper than a blindman’s sleep,
soon to paint the world.

Insatiable its hunger.
it drinks the sea without a belch,
stretching to the other side,
where it is sure to meet itself.

Unearthly vacuum,
devouring the hourglass now empty.
It’s time to say goodbye.

Watching your life flash
before mortal eyes,
Terror fills your heart.
Screams of anguish greet your ears.
Living death,
voracious, insidious,
impervious to damage.
We are slaughtered as if lambs.

Horror of horrors,
truly maddening in size.
Running just prolongs the end
Inevitably it strides.

Where has it come from?
How can it be stopped?
So quickly we’re
to meet our end.
Our empire we have lost.
Karmatic Armageddon.
No religion could foresee.
A planet once forsaken,
not even a memory.

Ogni cosa si tinse di nero

Strisciando sulle mura,
attraverso ogni crepa e fessura, s’allontana.
Tenebra che spazza via le vetrate,
ch’assorbe gl’edifici,
ch’avanza per i vicoli,
consumando ogni strada.
Atono sciame del nulla,
certo di condannarci tutti.

Spingendo urlanti terrestri
nelle sue sdentate fauci,
dilaga eternamente il principio,
senza alcun segno d’arresto.

Orrore degli orrori,
progressivamente davvero esasperante.
La fuga protrae solamente la fine.
Inevitabilmente avanza.

Da dove è giunta?
Come può esser fermata?
Così celermente siam destinati
ad incontrare il nostro epilogo.
Il nostro impero abbiamo perso.
Armageddon karmico,
che nessuna religione ha potuto prevedere.
Un pianeta un tempo abbandonato,
nemmeno paragonabile ad un ricordo.

I lampioni si piegano nell’oblio.
Automobili inghiottite interamente.
Un’oscurità più profonda del sonno d’un cieco,
in procinto presto di ridipingere il mondo.

Insaziabile la sua famelicità.
Essa sorseggia il mare senza rigurgito alcuno,
allargandosi verso l’aldilà,
dove c’è la certezza d’incontrar se stessa.

Spettrale vuoto,
che deglutisce la clessidra ormai esaurita.
Ѐ tempo di dir addio.

Osservando la tua vita scorrer
di fronte i tuoi occhi mortali,
il terrore inonda il tuo cuore.
Urla d’angoscia accolgon i tuoi timpani.
La morte vivente,
vorace, infida,
resistente ad ogni danno.
Noi siam macellati al pari d’agnellini.

Orrore degli orrori,
progressivamente davvero esasperante.
La fuga protrae solamente la fine.
Inevitabilmente avanza.

Da dove è giunta?
Come può esser fermata?
Così celermente siam destinati
ad incontrare il nostro epilogo.
Il nostro impero abbiamo perso.
Armageddon karmico,
che nessuna religione ha potuto prevedere.
Un pianeta un tempo abbandonato,
nemmeno paragonabile ad un ricordo.

* traduzione inviata da Stefano Quizz

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