In their darkened shrines – Nile

In their darkened shrines (Nei loro tenebrosi santuari) è la traccia numero nove e quella che da il nome al terzo album dei Nile, pubblicato il 20 agosto del 2002. Il brano è una suite di 18 minuti, divisa in 4 movimenti. I primi tre movimenti narrano la ribellione dei seguaci del culto del Serpente che si riuniscono nel tempio in cui venivano inumati i coccodrilli ed i serpenti sacri. L’obiettivo di questa setta è quello di destituire il Faraone risvegliando i morti, per apprendere i loro segreti e per formare un esercito di non morti. Ma il Faraone scopre cosa succede al tempio dei rettili e lo distrugge, seppellendo così al suo interno i “nemici di Ra” che stavano ancora cospirando. Il quarto movimento, nonostante sia strumentale, nel booklet del disco è seguito con delle lyrics che descrivono la scoperta dei resti del tempio dei rettili in un presente non precisato e della conseguente follia in cui le rovine gettano il malcapitato scopritore, dopo avergli mostrato le malsane immagini degli spiriti che risiedono al loro interno. Gli ultimi i versi sono un omaggio ed una citazione al famoso racconto The Nameless City (in italiano “La città senza nome”) scritto nel 1921 dallo statunitense Howard Phillips Lovecraft.

Formazione Nile (2002)

  • Karl Sanders – voce, chitarra, basso
  • Dallas Toler-Wade – voce, chitarra, basso
  • Tony Laureano – voce, batteria, percussioni

Traduzione In their darkened shrines – Nile

Testo tradotto di In their darkened shrines (Sanders) dei Nile [Relapse]

In their darkened shrines

[I. Hall of saurian entombment]

“Through subterranean labyrinths of catacombs
We hath crawled
To gather in this dimly lit
Hall of colossal proportion
Which few ever see.
Along black walls
Rise tier after tier
Of carven painted sarcophagi,
Each standing in a niche in the stone.
The mounted tiers rising up
To be lost in the gloom above.
Thousands of carven masks
Stare down upon us,
We who are rendered futile and insignificant
By this vast array of the dead.”

[II. Invocation to seditious heresy]

And here I stand
I who would be master of the black earth
I have summoned you here secretly

You, who are faithful to me
To share in the black kingdom that shall be

Tonight we shall witness
The breaking of the chains
Which enslave us
And the birth of a dark empire
(Empire!)

Who am I
To know what powers lurk
And dream
In these murky tombs?

They hold secrets
Forgotten for three thousand years
But I shall learn
They shall teach me

See how they sleep
Staring through
their carven masks
Priests, monks, acolytes
Kheri-heb rekbi khet

The mummified remains
of the sacrificial whores
of the cannibalistic serpent cult
Of thirty centuries
With black incantation
and foul necromantic art
propitiated with the blood of the living

We will wake them
From their long slumber
The ancients knew nay
Commanded the words of power

And shall teach them
To me
I shall restore them to life

To labor for my own dark imperial desires
I will wake them
Will rouse them
Will learn their forgotten wisdom

The knowledge locked
In those withered skulls
By the lore of the dead
We shall enslave the living

Pharaohs and priests long forgotten
Shall be our warriors and slaves
Who will dare to oppose us
Out of the dust
Shall Avaris rise

[III. Destruction of the temple
of the enemies of Ra ]

Foul enemies of Ra
Who have rebelled
Malicious fiends
Spawn of inertness impotent rebels
Nameless filth

For whom blazing pits of fire
Have been prepared
By the command of Ra

Down upon your faces
You are overthrown
Your skulls are crushed inside
You are destroyed, annihilated

Gashed with flints
Your windpipes cut
The joints of your backs
Are rent apart

The fire of the eye of Horus is upon you
Searching you
Consuming you
Setting you on fire
Burning you to ashes

Unemi!
The devouring flame consumes you
Sekhmet!
The blasting immolation of the desert
Maketh an end of you

Xulur!
Adjugeth!
You to destruction
Flame fire conflagration
Pulverizes you

Your souls shades, bodies and lives
Shall never rise up again
Your heads shall never rejoin
Your bodies

Even the words of power
Of the god Thoth
The lord of spells
Shall never enable you to rise again

[IV. Ruins ]

Instrumental

(I knew they were accursed.
So remote were these
nameless desert ruins,
Crumbling and inarticulate the debris of.
Its collapsed walls was nearly hidden
by the sands of the uncounted ages.
It must have been thus before
the first stones of Memphis were laid
And the bricks of Babylon unbaked.
Fear spoke from the age worn stones.
This desolate survivor of the Deluge,
This crumbling antediluvian ancestor
Of the eldest pyramid.

Only the grim brooding desert gods
Knew what really took place here,
What indescribable struggles and bloodshed.
Awoke some distant throng
Of condemned spirits
And broke the tomblike
silence of these crumbled.
Time ravaged remains
These night black ruins
Of some vanquished and buried
Temple of Belial.

But as the night wind died away,
Above the desert rim
Rose the blazing edge of the morning sun,
Which in my fevered state.

I swore that from some remote depth
there came a great crash of metal
Like a great bronze gate
Clanging shut whose
reverberations swelled out…

“…To hail the rising sun
As Memnon hails
In from the banks of the Nile.”)

Nei loro tenebrosi santuari

[I. La sala dell’inumazione dei rettili]

“Lungo dedali di catacombe sotterranee
Noi abbiam strisciato
Per riunirci in questa scarsamente illuminata
Sala di colossali proporzioni
Che ben pochi son riusciti a vedere.
Sui neri muri
Sorgon strato su strato
Dipinti sarcofagi intagliati,
Ciascun risiedendo in una nicchia di pietra.
Gl’incorniciati strati s’estendon verso l’alto
Smarrendosi nelle tenebre sovrastanti.
Migliaia di maschere scolpite
Posan su di noi lo sguardo,
Noi che siam resi futili ed insignificanti
Da questa vasta varietà di morti.”

[II. Invocazione alla sediziosa eresia]

E qui m’ergo
Io che bramo esser il padrone della tetra terra
V’ho convocato qui in segreto

Voi, che mi siete fedeli
Per condivider il buio reame che nascerà

Stasera saremo testimoni
Della liberazione dalle catene
Che ci soggiogavano
E dell’avvento d’un nuovo oscuro impero
(Impero!)

Chi son io
Per comprender quei poteri che ivi si celano
E per vagare per l’onirico regno
In questi nebulosi simulacri?

Essi custodiscon segreti
Dimenticati ormai da tremila anni
Ma io li apprenderò
Essi me li insegneranno

Osservate com’essi riposan
Scrutando attraverso
le loro scolpite maschere
Sacerdoti, monaci, accoliti
Ministri alla luce delle fiamme

I resti mummificati
delle meretrici sacrificali
Del cannibalistico culto del serpente
Antico di trenta secoli
Che grazie a neri malefici
Ed un’insana arte negromantica
Propiziò col sangue dei vivi

Noi li desteremo
Da lor eterno riposo
Anzi, gl’antichi ne eran a conoscenza
Istituirono verbi di potere

E lo insegneremo a loro
Per me
Io li riporterò alla vita

Per lo sforzo delle mie personali brame imperiali
Io li desterò
Li risveglierò
Apprenderò la lor smarrita saggezza

Arcani celati
In quegl’appassiti teschi
Dalla tradizione dei morti
Noi schiavizzeremo i vivi

Faraoni e sacerdoti a lungo dimenticati
Diverranno nostri guerrieri e servi
Chi oserà a noi opporsi
Lasciato alla polver del deserto
Sarà gettato ad Avaris

[III. La distruzione del tempio
dei nemici di Ra]

Sciocchi nemici di Ra
Che si son ribellati
Empi demoni
Progenie d’inerti eversivi impotenti
Feccia innominabile

Per costoro ribollenti fosse di fiamme
Son state allestite
Secondo la legge di Ra

Contro i vostri volti
Voi siete deposti
I vostri teschi vengon frantumati dall’interno
Voi siete eliminati, annientati

Squarciati dalle lame
Le vostre trachee recise
Le giunture delle vostre spalle
Vengon smembrate

Il fuoco nell’occhio di Horus è su voi
Vi cerca
Vi consuma
Vi getta al rogo
Vi riduce in cenere

Vomitate!
Le divoranti fiamme vi logorano
Sekhmet!
La brillante immolazione del deserto
Che segnò la vostra fine

Xulur!
Adjugeth!
Voi siete destinati all’annichilimento
La conflagrazione delle fiamme del fuoco
Vi polverizza

L’ombra delle vostre anime, corpi e vite
Non risorgeranno mai più
Le vostre teste mai si ricongiungeranno
Con i vostri corpi

E nemmen i verbi di potere
Del dio Thoth
Signore degl’incantesimi
Potran permettervi di rinascer

[IV. Rovine]

Strumentale

(Seppi che furon maledette.
Così remote eran queste desertiche
rovine senza nome,
I cui detriti eran fatiscenti e sconnessi.
Le sue mura collassate eran quasi sepolte
Dalle sabbie d’innumerevoli eoni.
Perciò questo doveva esser esistito prima
Che le prime pietre di Menfi furon poste
E che i mattoni di Babilonia furon plasmati.
Il terrore sibila dalle rocce corrose dalle epoche.
Questo desolato sopravvissuto del Diluvio,
Questo pericolante antenato antidiluviano
Delle antiche piramidi.

Solo i lugubri numi meditabondi del deserto
Comprendon ciò che davvero ha avuto ivi luogo,
Quali indescrivibili lotte e bagni di sangue
Che destaron alcune lontane folle
Di spiriti condannati
E spezzaron il tombal silenzio
di questi trapassati.
Il tempo distruttore serba
Queste rovine buie come la notte
Di un qualche sbaragliato e inumato
Tempio di Belial.

Ma come le notturne brezze soffocavan,
Sopra il margine del deserto
Sorse il luminoso contorno d’un sol nascente,
Che mi gettò in uno stato febbricitante.

Giuro che da qualche remoto abisso
Giunse un assordante clangore d’acciaio
Come un’immensa porta d’ottone
Sferragliante chiusura
il cui riverbero echeggiò…

“…Per salutar il sole sorgente
Così come Mnemone  lo saluta
Dalle rive del Nilo.”)

* traduzione inviata da Stefano Quizz

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