The last act of defiance – Exodus

The last act of defiance (L’ultimo atto di sfida) è la traccia che apre il terzo album degli Exodus, Fabulous Disaster pubblicato il 30 gennaio del 1989. Il brano parla della rivolta del 1980 nel penitenziario del New Mexico causata dal sovraffollamento carcerario e dagli scarsi servizi che causò la morte di 33 persone e il ferimento di oltre 200 detenuti.

Formazione Exodus (1989)

  • Steve Souza – voce
  • Gary Holt – chitarra
  • Rick Hunolt – chitarra
  • Rob McKillop – basso
  • Tom Hunting – batteria

Traduzione The last act of defiance – Exodus

Testo tradotto di The last act of defiance (Souza, Holt, Hunolt, McKillpop, Hunting) degli Exodus [Music for Nations]

The last act of defiance

The prison system,
inherently unjust and inhumane
Is the ultimate expression of injustice
and inhumanity in the society at large.
Those of us on the outside do not like
to think of wardens and guards
as our surrogates, yet they are.
And they are intimately locked
in a deadly embrace
with their human captives
behind prison walls.
By extension, so are we.
The terrible double meaning is thus imparted
to the original question of human ethics
“Am I my brother’s keeper?”

The second of February, 1980
Began three days of misery
A scene of retaliation
Epitomizing violence, horror, and vindication
Thieves, murderers, and rapists
Inundated their prison like homicidal sadists
Guards and convicts alike
would pay the price
To them the electric chair
would look like paradise
Only degradation, torture,
and cremation would suffice

A sea of agony rolled in
like the coming of the tide
The more fortunate escaped
the insanity through suicide
The screams of the dying
would haunt the living to the grave
Survivors of the riot
relive the nightmare every day
The last act of defiance

With a never-ending appetite
Barbiturates set them off like dynamite
Eradicating informants
Acetylene torches dealt the punishment
Melted from skin to bone
The fire silenced their screams to moans
Smoke filled the air from bodies set aflame
Begging for mercy,
but their words were spoken in vain
They weren’t allowed to perish
until they cherished all the pain

Guards they had taken hostage
Were to blame for pushing them over the edge
Their brutality would be their demise
Like sharks in a frenzy
they lashed out at their prize
When the madness had ended
The gore was too intense to be comprehended
No one explained the real reason why
For cruelty of a few, so many should die
They knew of the flaws,
but still insist the cause was justified

L’ultimo atto di sfida

Il sistema carcerario,
di per sé ingiusto e disumano
È la massima espressione di ingiustizia
e disumanità nella società in generale.
Quelli di noi all’esterno non piace
pensare a vigilantes e guardie
come nostri surrogati, ma lo sono.
E sono intimamente bloccati
in un abbraccio mortale
con i loro prigionieri umani
dietro le mura della prigione.
Per derivazione lo siamo anche noi.
Il terribile doppio senso è così impartito
alla domanda originale dell’etica umana
“Sono io il guardiano di mio fratello?”

Il due febbraio del 1980
iniziarono tre giorni di infelicità
una scena di ritorsione
Simboleggiando violenza, orrore e vendetta
Ladri, assassini e stupratori
inondano le loro prigioni come sadici omicidi
Guardie e condannati avrebbero pagato
le conseguenze allo stesso modo
Per loro la sedia elettrica
sarebbe sembrata il paradiso
Solo il degrado, la tortura
e la cremazione sarebbero bastati

Un mare di agonia giunge
come l’arrivo della marea
I più fortunati scappano
dalla follia attraverso il suicidio
Le urla dei morenti
tormenteranno i vivi nella tomba
I sopravvissuti alla rivolto
rivivono ogni giorno quest’incubo
L’ultimo atto di sfida

Con un appetito senza fine
barbiturici fatti partire come dinamite
Eliminando informatori
Torce ad acetilene danno la punizione
Fuso dalla pelle alle ossa
Il fuoco trasforma le loro grida in gemiti
Il fumo dai corpi in fiamme riempie l’aria
Implorando pietà
ma le loro parole sono dette invano
Non sono stati autorizzati a morire
fino a quando non hanno amato tutto il dolore

Le guardie che avevano preso in ostaggio
furono incolpate di averli spinti oltre il limite
La loro brutalità sarebbe stata la loro rovina
come squali in un attacco di follia
si scagliano contro il loro premio
Quando la follia finisce
il sangue era troppo intenso per essere capito
Nessuno poteva spiegare davvero il perchè
Per la crudeltà di pochi, tanti dovettero morire
Loro conoscevano tutte le carenze
ma ancora insistono che la causa era giustificata

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