Leggi il contesto storico del 1986
Nel 1986 il metal si presenta come un mosaico vivace, competitivo e in continua espansione, nel quale le diverse scene geografiche hanno ormai sviluppato identità sempre più riconoscibili e i sottogeneri evolvono a una velocità impressionante. È un anno di straordinaria ricchezza creativa, nel quale l’heavy metal tradizionale raggiunge una nuova maturità, il thrash metal conquista definitivamente il centro della scena, il glam metal dilaga attraverso MTV e il nascente metal estremo comincia a spingere il genere verso territori ancora inesplorati.
Se il 1985 aveva rappresentato la definitiva esplosione del thrash e l’allargamento del pubblico dell’heavy metal, il 1986 rappresenta il momento in cui tutte queste tendenze raggiungono contemporaneamente la maturità. È l’anno in cui il metal dimostra di poter essere tecnico e brutale, melodico ed epico, progressivo e commerciale, oscuro e teatrale. In pratica, il genere comincia a frantumarsi in una moltitudine di correnti che negli anni successivi diventeranno generi autonomi.
Il cuore della rivoluzione è ancora una volta la California, e soprattutto la Bay Area di San Francisco. Qui i Metallica pubblicano Master of Puppets, un disco destinato a diventare uno dei vertici assoluti della storia del metal. Battery, Master of Puppets, Welcome Home (Sanitarium), Disposable Heroes e Damage Inc. dimostrano che la velocità e l’aggressività del thrash possono convivere con strutture elaborate, cambi di tempo, passaggi strumentali complessi e una profondità tematica senza precedenti. Il thrash non è più soltanto musica underground: con i Metallica diventa una forma di heavy metal ambiziosa, sofisticata e capace di rivolgersi a un pubblico sempre più vasto.
Se Master of Puppets rappresenta la maturazione del thrash, gli Slayer con Reign in Blood ne rappresentano la radicalizzazione. In appena mezz’ora la band porta velocità, violenza sonora e aggressività a livelli mai raggiunti prima. Angel of Death, Raining Blood e Postmortem diventano manifesti di un nuovo modo di concepire la musica estrema. L’importanza di Reign in Blood va ben oltre il thrash: il suo linguaggio sarà fondamentale per la futura nascita e sviluppo del death metal e del black metal.
A completare il quadro della grande scena americana arrivano i Megadeth di Dave Mustaine con Peace Sells… but Who’s Buying?. Rispetto agli Slayer, la band punta maggiormente sulla tecnica, sulla complessità dei riff e su testi sarcastici e politici. Wake Up Dead, Peace Sells e The Conjuring mostrano una formazione sempre più personale, mentre la title track diventa uno dei grandi inni del thrash.
La scena della Bay Area continua inoltre a produrre nuove generazioni di musicisti. I Death Angel pubblicano The Ultra-Violence, sorprendente per la tecnica dei suoi giovanissimi componenti, i Metal Church escono con The Dark mentre ancora più importante per l’evoluzione futura è Doomsday for the Deceiver dei Flotsam and Jetsam, un disco di thrash tecnico e aggressivo che vede tra i suoi protagonisti anche Jason Newsted, destinato poco dopo a entrare nei Metallica.
Sul versante più estremo, i Dark Angel pubblicano Darkness Descends, uno degli album più feroci dell’intero decennio. La batteria velocissima, i riff serrati e l’attacco incessante anticipano molte caratteristiche del futuro death metal. Anche i Possessed, con Beyond the Gates, continuano a spingere il thrash verso territori più oscuri e brutali. Il confine tra thrash e death metal diventa sempre più sottile.
La rivoluzione, tuttavia, non è soltanto americana. In Germania nasce una delle scene più importanti dell’Europa continentale. I Kreator pubblicano Pleasure to Kill, un’autentica esplosione di aggressività che diventerà uno dei riferimenti fondamentali per il metal estremo europeo. I Destruction rispondono con Eternal Devastation, mentre i Rage debuttano con Reign of Fear. La scena tedesca sviluppa così un’identità più ruvida e brutale rispetto a quella americana, diventando uno dei principali laboratori europei dello speed e del thrash metal.
L’Europa settentrionale sviluppa invece una sensibilità sempre più oscura ed estrema. In Svezia i Bathory pubblicano Under the Sign of the Black Mark, un album fondamentale per l’evoluzione del black metal. Il suono primitivo, oscuro e aggressivo della band di Quorthon contribuisce a creare un linguaggio che verrà sviluppato soprattutto negli anni Novanta dalla scena scandinava.
Sempre in Scandinavia, i Candlemass pubblicano Epicus Doomicus Metallicus, uno dei dischi fondativi dell’epic doom metal. L’album recupera la pesantezza dei Black Sabbath ma la trasforma in qualcosa di ancora più monumentale, solenne e drammatico. Il doom dimostra così di poter essere non soltanto lento e oscuro, ma anche epico e grandioso.
Un’altra band destinata a sfidare continuamente le convenzioni è quella dei Celtic Frost, che con To Mega Therion portano avanti una concezione sempre più sperimentale e oscura del metal. La band svizzera rappresenta un importante collegamento tra heavy metal, thrash, doom e metal estremo e influenzerà generazioni di musicisti alla ricerca di sonorità più inquietanti e anticonvenzionali.
Anche dal Canada arriva un contributo fondamentale all’evoluzione del genere. I Voivod pubblicano Rrröööaaarrr, spingendo il thrash verso una dimensione futuristica, dissonante e progressiva. Il loro approccio dimostra che la velocità non deve necessariamente significare semplicità e che il metal può diventare sperimentale senza perdere la propria aggressività.
In Gran Bretagna, intanto, i grandi protagonisti dell’heavy metal non sono affatto intenzionati a rimanere ancorati al passato. Gli Iron Maiden pubblicano Somewhere in Time, introducendo i sintetizzatori e un’estetica futuristica. Wasted Years, Caught Somewhere in Time, Heaven Can Wait e soprattutto Alexander the Great mostrano una band sempre più ambiziosa.
I Judas Priest compiono invece una trasformazione ancora più controversa con Turbo. I sintetizzatori, le chitarre trattate e le sonorità più accessibili dividono i fan, ma dimostrano quanto il metal tradizionale stia cercando nuove strade per confrontarsi con la realtà musicale della seconda metà degli anni Ottanta. Turbo Lover diventa il simbolo di questa svolta.
I Motörhead, al contrario, continuano a seguire una strada personale e intransigente con Orgasmatron. Lemmy mantiene intatta la miscela di punk, hard rock, speed e heavy metal che ha reso la band una delle più influenti della storia del genere. La title track e Deaf Forever mostrano ancora una volta quanto i Motörhead siano difficili da classificare e quanto la loro influenza sia trasversale.
I Saxon, con Rock the Nations, tengono vivo lo spirito della NWOBHM, mentre gli Accept pubblicano Russian Roulette, un disco aggressivo e tagliente che conferma la solidità della scena tedesca anche al di fuori del thrash.
Anche Ozzy Osbourne continua a essere una figura centrale. Con The Ultimate Sin adotta un sound più moderno e radiofonico, sostenuto dalla chitarra di Jake E. Lee, e conferma la propria capacità di adattarsi alla nuova generazione del metal senza perdere l’identità costruita dopo i Black Sabbath.
Proprio i Black Sabbath attraversano nel 1986 una delle fasi più controverse della loro storia. Seventh Star, nato inizialmente come progetto solista di Tony Iommi, viene pubblicato sotto il nome Black Sabbath per motivi discografici. Con Glenn Hughes alla voce, l’album mescola heavy metal, hard rock, soul e AOR, allontanandosi sensibilmente dal suono classico della band.
Nel frattempo, un’altra corrente sta crescendo rapidamente: il neoclassical metal e lo shred. Lo svedese Yngwie Malmsteen pubblica Trilogy, uno dei dischi fondamentali del virtuosismo chitarristico degli anni Ottanta. Scale di derivazione barocca, assoli velocissimi e strutture heavy metal si fondono in una formula che influenzerà migliaia di chitarristi.
Negli Stati Uniti prende contemporaneamente forma una scena progressive metal sempre più sofisticata. I Queensrÿche pubblicano Rage for Order, nel quale sintetizzatori, atmosfere futuristiche, tecnica e strutture progressive si incontrano con una produzione moderna e i Fates Warning raggiungono un altro vertice con Awaken the Guardian, album fondamentale per la definizione del progressive metal americano.
I Savatage, con Fight for the Rock, attraversano invece una fase più accessibile e orientata al mercato, mentre i Virgin Steele, con Noble Savage, accentuano la componente epica e teatrale del proprio heavy metal. È un altro segnale di quanto l’heavy americano si stia diversificando.
Ma nel 1986 il metal non è soltanto tecnica ed estremismo: è anche spettacolo, immagine e industria musicale.
Negli Stati Uniti, MTV ha ormai trasformato il videoclip in uno degli strumenti fondamentali per il successo commerciale e il glam metal di Los Angeles vive una crescita vertiginosa. I Poison debuttano con Look What the Cat Dragged In, trasformandosi rapidamente in uno dei simboli dell’hair metal mentre i Cinderella esordiscono con Night Songs, introducendo nella scena glam una forte componente blues e hard rock.
I W.A.S.P., con Inside the Electric Circus, rappresentano invece il lato più provocatorio e teatrale della scena americana. La loro musica rimane fortemente legata all’heavy metal, ma l’immaginario visivo e le tematiche scandalose li collocano perfettamente nell’America degli anni Ottanta.
Il fenomeno più clamoroso è però quello dei Bon Jovi. Con Slippery When Wet la band trasforma l’hard rock in un fenomeno di massa planetario. You Give Love a Bad Name, Livin’ on a Prayer e Wanted Dead or Alive dimostrano che riff, grandi cori, ballate e produzione radiofonica possono convivere con l’attitudine dell’arena rock. È uno dei dischi che meglio rappresentano la trasformazione dell’hard rock in musica popolare globale.
Anche i Van Halen inaugurano una nuova fase. L’abbandono di David Lee Roth e l’arrivo di Sammy Hagar portano alla pubblicazione di 5150, che introduce una maggiore componente melodica e radiofonica senza sacrificare il virtuosismo di Eddie Van Halen.
La scena americana più tradizionale trova inoltre spazio nei Tesla, che con Mechanical Resonance recuperano un approccio più blues, organico e vicino all’hard rock classico, distinguendosi dal glam più artificioso dominante a Los Angeles.
In Europa, invece, è la Svezia a produrre uno dei più grandi fenomeni commerciali dell’anno. Gli Europe pubblicano The Final Countdown, trasformando tastiere, melodie e hard rock in un prodotto capace di conquistare il mondo. La title track, Rock the Night e Carrie mostrano il volto più melodico e spettacolare della musica pesante degli anni Ottanta.
Anche il lato teatrale e oscuro del metal raggiunge una nuova maturità. Il danese King Diamond, dopo la separazione dai Mercyful Fate, pubblica Fatal Portrait, il suo primo album solista. L’uso del falsetto, le atmosfere horror, la teatralità e le narrazioni macabre definiscono un’identità destinata a diventare unica nella storia del metal.
Dall’altra parte dell’Atlantico, il veterano dello shock rock Alice Cooper torna a una dimensione più pesante con Constrictor, recuperando parte della teatralità e dell’aggressività che avevano caratterizzato i suoi anni migliori. Il suo ritorno dimostra quanto l’immaginario dello shock rock degli anni Settanta possa essere reinterpretato all’interno del nuovo metal degli anni Ottanta.
Persino il Giappone mostra di non essere più un semplice mercato periferico. I Loudness, già affermati nel proprio Paese, continuano a conquistare pubblico internazionale con Lightning Strikes, confermando che il metal tecnico e melodico sta diventando un fenomeno realmente globale.
E mentre le grandi band conquistano stadi e televisioni, sotto la superficie continua a crescere un enorme underground internazionale. Il metal non è più confinato a Stati Uniti e Gran Bretagna: Germania, Svezia, Svizzera, Canada, Giappone, Brasile e numerosi altri Paesi stanno sviluppando scene autonome. Le cassette duplicate, le fanzine, i negozi specializzati e il passaparola permettono alla musica più estrema di circolare al di fuori dei grandi circuiti commerciali.
È proprio questa contemporanea espansione verso il mainstream e verso l’underground a rendere il 1986 un anno irripetibile.
Il 1986 diventa quindi l’anno della grande biforcazione. Il metal diventa contemporaneamente più popolare e più estremo; più melodico e più brutale; più tecnico e più spettacolare. L’heavy metal tradizionale non scompare, ma si moltiplica in nuove forme. Il thrash raggiunge la maturità e prepara il terreno al death metal. Il black metal comincia a definire la propria identità. Il doom recupera la lentezza e la monumentalità. Il power metal europeo muove i primi passi decisivi. Il progressive metal americano diventa sempre più sofisticato. Il glam metal conquista MTV.
In altre parole, il metal scopre nel 1986 di poter diventare praticamente qualsiasi cosa.
Se il 1985 era stato l’anno dell’esplosione, il 1986 è l’anno della diversificazione: il momento in cui le molte anime della musica pesante smettono di essere semplici correnti dello stesso movimento e cominciano a trasformarsi nei generi che domineranno il decennio successivo.
*con il bordo dorato gli album tradotti completamente













































