Album metal del 1988

Leggi il contesto storico del 1988

Il 1988 segna un punto di svolta nella storia del metal: i grandi nomi dell’heavy classico resistono, mentre nuove ondate, dal thrash al death, dal power al progressive, dal doom al grindcore, ridisegnano definitivamente i confini del genere. È un anno in cui il metal non è più semplicemente uno stile musicale, ma un universo sempre più vasto di linguaggi, scene e sottogeneri. Mentre le nuove generazioni spingono sull’acceleratore, i pionieri dell’heavy e dell’hard rock consolidano la propria leggenda. Gli AC/DC pubblicano Blow Up Your Video, un ritorno a un rock’n’roll diretto che dimostra come la band di Angus Young non abbia bisogno di mode per conservare la propria identità. Gli Scorpions, con Savage Amusement, puntano invece verso un sound più raffinato e radiofonico, mentre Ozzy Osbourne, affiancato dal giovane Zakk Wylde, pubblica No Rest for the Wicked, dimostrando che il Principe delle Tenebre è ancora perfettamente in grado di rinnovarsi. I Judas Priest tornano con Ram It Down, un album che mantiene intatta la loro potenza tradizionale, ma è soprattutto con gli Iron Maiden che l’heavy metal classico raggiunge una delle sue massime espressioni artistiche. Con Seventh Son of a Seventh Son, la band di Steve Harris sviluppa ulteriormente la propria vena progressiva, costruendo un album ambizioso, ricco di atmosfere, tastiere e strutture più articolate, arrivando fino al primo posto delle classifiche britanniche. È la dimostrazione che l’heavy metal può evolversi senza perdere la propria identità. Saxon ed Europe mantengono viva la fiamma melodica rispettivamente con Destiny e Out of this World, mentre Lita Ford e le Vixen dimostrano che anche le musiciste possono conquistare uno spazio sempre più importante in un panorama ancora fortemente maschile.

Il 1988 è anche l’anno del trionfo dell’immagine. Tra capelli cotonati, jeans strappati, colori sgargianti e videoclip patinati, il glam metal domina le classifiche e MTV. I Bon Jovi con New Jersey conquistano il mondo, i Poison dominano MTV con Open Up and Say… Ahh! e la hit Every Rose Has Its Thorn, mentre i Cinderella mostrano una sorprendente anima blues in Long Cold Winter. I Ratt raffinano il proprio sound con Reach for the Sky, i Britny Fox debuttano con l’omonimo Britny Fox e gli Stryper, con In God We Trust, confermano la loro particolare fusione tra heavy metal melodico, hard rock e immaginario cristiano, riuscendo a inserirsi pienamente nel grande circuito dell’hair metal senza rinunciare alla propria identità. Anche band come Kingdom Come e Winger contribuiscono alla continua espansione del rock più patinato e accessibile. È il momento d’oro del metal più spettacolare e commerciale e, allo stesso tempo, l’inizio della sua saturazione.

Il vero terremoto musicale dell’anno, però, arriva dal thrash metal. I Metallica pubblicano …And Justice for All, un album monumentale che porta la complessità compositiva della band a livelli mai raggiunti prima. Le strutture si allungano, i cambi di tempo aumentano e il thrash assume una dimensione quasi progressive. “One”, con il suo crescendo drammatico e il videoclip trasmesso da MTV, porta definitivamente i Metallica al grande pubblico e dimostra che un linguaggio nato nell’underground può conquistare anche le classifiche internazionali. L’album è inoltre il primo disco in studio della band con Jason Newsted dopo la morte di Cliff Burton, anche se il basso del nuovo musicista rimane quasi completamente sepolto nel mix. I Megadeth, con So Far, So Good… So What!, continuano invece a sviluppare il lato più tecnico e nevrotico del thrash, mentre gli Slayer sorprendono con South of Heaven. Dopo la velocità quasi incontrollabile di Reign in Blood, la band rallenta deliberatamente il ritmo, creando atmosfere più pesanti, oscure e minacciose. Il risultato dimostra che la brutalità non dipende necessariamente dalla velocità e apre una nuova strada per il metal estremo.

Gli Anthrax, con State of Euphoria, confermano il lato più ironico, urbano e accessibile del thrash, mentre i Testament pubblicano The New Order, consolidando il proprio ruolo nella scena della Bay Area. Gli Overkill, con Under the Influence, continuano a rappresentare la componente più aggressiva della scena newyorkese, e proprio da New York arrivano anche i Nuclear Assault, formati da musicisti provenienti in parte dalla galassia degli Anthrax, che con Survive realizzano uno dei lavori più importanti del crossover thrash, fondendo velocità, aggressività e tematiche sociali. I Suicidal Tendencies, con How Will I Laugh Tomorrow When I Can’t Even Smile Today, dimostrano a loro volta quanto il confine tra hardcore punk e metal sia ormai definitivamente saltato. I Forbidden debuttano con Forbidden Evil, i Flotsam and Jetsam pubblicano No Place for Disgrace e i Death Angel tornano con Frolic Through the Park, confermando quanto la scena americana sia ormai ricca di una seconda generazione di gruppi capaci di spingere il thrash verso una maggiore tecnica e complessità.

La Bay Area, inoltre, non produce soltanto velocità e aggressività. I Blind Illusion, con The Sane Asylum, portano il thrash verso una dimensione più psichedelica e progressiva, anticipando alcune delle contaminazioni che caratterizzeranno il metal degli anni successivi. In Svizzera i Coroner pubblicano Punishment for Decadence, spingendo il genere verso strutture sempre più articolate, tecniche e progressive. Nel Regno Unito, invece, i Sabbat debuttano con History of a Time to Come, album nel quale il thrash britannico assume una dimensione più oscura, tecnica e concettuale. La Germania continua a essere una delle grandi capitali europee del genere e, accanto alle formazioni più feroci, emerge anche il lato ironico della scena: i Tankard pubblicano The Morning After, portando avanti il loro thrash rozzo, veloce e volutamente goliardico, dimostrando che il metal estremo può affrontare anche temi dissacranti e alcolici senza perdere la propria identità.

Sul fronte più tecnico, i Mekong Delta, con The Music of Erich Zann, sviluppano una forma di thrash progressivo estremamente complessa, ispirata anche alla musica classica e alla letteratura fantastica. È il segnale di una trasformazione profonda: nel 1988 il metal più veloce non vuole soltanto essere più aggressivo, ma anche più elaborato. Lo stesso discorso vale per il virtuosismo chitarristico. Jason Becker pubblica Perpetual Burn, mentre Marty Friedman realizza Dragon’s Kiss; nello stesso contesto, il nuovo lavoro dei Cacophony, Go Off!, prosegue la spettacolare fusione di speed metal e neoclassicismo iniziata l’anno precedente con Speed Metal Symphony. La tecnica strumentale diventa così un elemento sempre più importante dell’identità metal, anticipando una stagione nella quale il virtuosismo sarà protagonista assoluto.

Se il thrash nel 1988 raggiunge la piena maturità, il progressive metal comincia invece a delineare con chiarezza la propria identità. I Queensrÿche pubblicano Operation: Mindcrime, uno dei concept album più ambiziosi della storia del metal. La vicenda di Nikki, giovane coinvolto in una rivoluzione politica e manipolato dal fanatico Dr. X, permette alla band di affrontare temi come terrorismo, controllo ideologico, religione, politica e manipolazione delle masse attraverso una struttura narrativa complessa e quasi operistica. È un disco destinato a diventare uno dei punti di riferimento fondamentali del progressive metal moderno. I Fates Warning, con No Exit, proseguono nella stessa direzione, aumentando la complessità delle composizioni e consolidando il loro ruolo tra i pionieri del genere. Anche i Crimson Glory, con Transcendence, raggiungono uno dei vertici della loro carriera, fondendo heavy, power e progressive in una formula sofisticata e atmosferica. In una direzione ancora più personale si muovono i King’s X, che con Out of the Silent Planet fondono hard rock, progressive, funk e armonie vocali, anticipando alcune delle contaminazioni che diventeranno più comuni nel rock pesante degli anni Novanta.

Nel power metal europeo, intanto, si sta definendo una delle correnti destinate a dominare il futuro del genere. Gli Helloween pubblicano Keeper of the Seven Keys Part II, completando il percorso iniziato con il primo capitolo e trasformando definitivamente il power metal melodico tedesco in un modello destinato a influenzare intere generazioni. “Eagle Fly Free”, “I Want Out” e la lunga title track diventano veri inni del genere. Tuttavia, proprio durante questo periodo Kai Hansen lascia la band, una separazione che avrà conseguenze enormi sulla scena europea: il chitarrista formerà infatti i Gamma Ray, contribuendo ulteriormente allo sviluppo del power metal negli anni Novanta. I Blind Guardian debuttano con Battalions of Fear, introducendo nella scena tedesca un approccio più melodico e progressivamente legato a tematiche fantasy e letterarie, mentre gli americani Vicious Rumors, con Digital Dictator, dimostrano quanto anche il power metal statunitense possa essere aggressivo, tecnico e vicino allo speed metal. Gli Riot risorgono invece con Thundersteel, un album potentissimo che fonde heavy, speed e power metal e i Manowar, con Kings of Metal, realizzano uno dei manifesti definitivi dell’epic heavy metal, trasformando l’idea stessa di “metal” in una mitologia fatta di guerrieri, acciaio, fratellanza e orgoglio.

Anche i Virgin Steele, con Age of Consent, continuano a sviluppare la propria concezione teatrale ed epica dell’heavy metal, mentre i Running Wild, con Port Royal, approfondiscono l’immaginario piratesco già delineato nell’album precedente. La componente piratesca non è ancora un genere autonomo come diventerà decenni dopo, ma la band di Rock ’n’ Rolf sta ormai definendo un’estetica precisa e riconoscibile che diventerà uno dei marchi di fabbrica dell’epic metal europeo.

Il 1988 è però anche l’anno in cui il metal estremo compie un altro enorme passo avanti. I Death di Chuck Schuldiner pubblicano Leprosy, album fondamentale nella progressiva definizione del death metal. Rispetto a Scream Bloody Gore, la scrittura è più strutturata, il suono più potente e la tecnica strumentale più evoluta. Il death metal comincia così a emanciparsi dalla pura brutalità per diventare un linguaggio musicale autonomo e sempre più sofisticato. Parallelamente, gli inglesi Carcass pubblicano Reek of Putrefaction, portando il grindcore verso territori ancora più estremi attraverso velocità vertiginose, riff abrasivi e un immaginario volutamente macabro. I connazionali Napalm Death, con From Enslavement to Obliteration, spingono ulteriormente i limiti del genere: brani brevissimi, ritmi devastanti e una ferocia sonora che contribuirà a definire il grindcore.

A questa scena si aggiungono i Bolt Thrower, che con In Battle There Is No Law! rappresentano uno dei primi importanti collegamenti tra la scena grindcore britannica e il death metal che si svilupperà negli anni successivi. Il loro suono è ancora grezzo e fortemente legato all’hardcore e al grind, ma contiene già molti degli elementi che caratterizzeranno la successiva evoluzione del gruppo. È proprio in questo sottobosco britannico che si stanno formando alcune delle future coordinate del death metal europeo.

Il black metal compie invece un passaggio fondamentale con i Bathory e Blood Fire Death. Il disco conserva l’aggressività e l’oscurità della prima fase della band, ma introduce una dimensione epica e fortemente legata alla mitologia e alla cultura norrena. È uno dei lavori fondamentali nella transizione dal black metal primitivo verso quello che successivamente verrà identificato come Viking metal. La scena estrema del 1988 appare quindi sempre più diversificata: death, black e grindcore non sono ancora fenomeni pienamente consolidati, ma stanno già costruendo le fondamenta della rivoluzione underground degli anni Novanta.

Un altro album fondamentale arriva dal Canada: i Voivod pubblicano Dimension Hatröss, uno dei dischi più originali e visionari dell’intero thrash metal. Le strutture diventano dissonanti, psichedeliche e progressive, mentre l’immaginario fantascientifico della band contribuisce a creare un universo completamente autonomo. Se Metallica, Slayer e Megadeth dimostrano quanto il thrash possa diventare enorme, i Voivod dimostrano invece quanto possa diventare imprevedibile.

Il lato oscuro del metal trova inoltre una nuova espressione nel progetto solista di Glenn Danzig, che con Danzig fonde hard rock, blues, doom e atmosfere gotiche, creando una formula cupa e personale. È un’altra testimonianza di come, alla fine degli anni Ottanta, i confini tra metal, hard rock, punk e musica alternativa siano sempre più permeabili. Ancora più lontano dalle coordinate tradizionali del genere si muovono i Ministry con The Land of Rape and Honey, album che segna una trasformazione decisiva del loro suono verso l’industrial e introduce una componente meccanica, elettronica e aggressiva che avrà un’influenza importante sulle future contaminazioni tra industrial e metal.

Anche il doom metal continua a consolidarsi. I Candlemass pubblicano Ancient Dreams, confermando la propria centralità nella scena doom europea e proseguendo il percorso iniziato con Epicus Doomicus Metallicus e Nightfall. Il loro stile, fondato su riff lentissimi, atmosfere solenni e voce teatrale, contribuisce a trasformare il doom da semplice eredità dei Black Sabbath in un linguaggio autonomo e riconoscibile.

Mentre l’underground diventa sempre più radicale, l’hard rock continua però a vivere una stagione di enorme successo. Gli Europe pubblicano Out of This World, i Poison raggiungono il loro apice commerciale, i Cinderella dimostrano che il blues può convivere con il glam e gli AC/DC continuano a riempire le arene senza modificare sostanzialmente la propria identità. È una situazione apparentemente paradossale: nello stesso momento in cui il metal più estremo sta costruendo i generi che domineranno l’underground degli anni Novanta, la sua versione più accessibile è ancora una delle forze commerciali più potenti della musica rock.

Ma proprio nel 1988 iniziano a comparire anche i primi segnali di ciò che verrà dopo. I Pantera pubblicano Power Metal, ancora lontanissimo dal groove metal che li renderà celebri, ma già interessante come documento della fase di transizione della band texana. Pochi anni dopo, con Cowboys from Hell, i Pantera contribuiranno a cambiare radicalmente il volto del metal americano. In questo senso, Power Metal può essere considerato non tanto un capolavoro compiuto, quanto una fotografia di una band ancora alla ricerca della propria identità.

Il fenomeno raggiunge anche il cinema con The Decline of Western Civilization Part II: The Metal Years di Penelope Spheeris, documentario che fotografa la scena metal di Los Angeles mostrando tanto il gigantesco successo del glam quanto gli eccessi e le contraddizioni della sua cultura. È un documento prezioso di un mondo ormai diventato enorme, ma anche di una scena che sta iniziando a mostrare i primi segni di logoramento. Nello stesso periodo, grandi festival e tour internazionali dimostrano quanto siano ormai profonde le differenze interne al metal: le stesse platee possono accogliere glam, hard rock, heavy classico, thrash e nuove forme estreme.

Se il 1987 era stato l’anno della moltiplicazione delle scene, il 1988 è quello della loro definitiva maturazione. Il metal è ormai un universo nel quale possono convivere MTV e l’underground, le ballad e il grindcore, le melodie degli Helloween e la brutalità dei Death, l’epica dei Manowar e la complessità dei Queensrÿche, il virtuosismo di Malmsteen e la sperimentazione dei Voivod. E proprio mentre il glam raggiunge il suo massimo splendore commerciale, nelle cantine, nei piccoli club e nelle sale prova si stanno già formando le idee e le band che cambieranno completamente il volto del genere. Il decennio degli Ottanta sta entrando nella sua fase conclusiva, ma il metal, invece di esaurirsi, sta preparando una nuova rivoluzione.

AC/DC - Blow Up Your VideoScorpions - Savage AmusementIron Maiden - Seventh Son of a Seventh SonYngwie Malmsteen - OdysseyOzzy Osbourne - No Rest for the WickedKings of metal - ManowarHelloween - Keeper of the Seven Keys, Pt. 2Judas Priest - Ram It downMegadeth - So Far, So Good... So What!Testament - The New OrderBon Jovi - New JerseyCinderella - Long cold winterSlayer - South of HeavenAnthrax - State of euphoriaMetallica - ...And Justice for AllDeath SS - in Death of Steve SylvesterGuns and Roses - GNR LiesRunning Wild - Port RoyalCarcass - Reek of PutrefactionDeath - LeprosyKing Diamond - ThemBlind Guardian - Battalions of fearFates Warning - No ExitEurope - Out of this worldCrimson Glory - TranscendenceMinistry - The Land Of Rape And HoneyCandlemass - Ancient dreamsVirgin Steele - Age of ConsentOpen Up And Say...Ahh! - PoisonDanzig - album omonimoSaxon - DestinyTankard - The morning afterSuicidal Tendencies - How Will I Laugh Tomorrow When I Can't Even Smile TodayJane's Addiction - Nothings ShockingLita - Lita FordKix - Blow My FuseType O Negative - October RustHouse of lords - album omonimo 1988Vixen - VixenLabyrinth - Return to Heaven DeniedWinger - album omonimoThe Dogs d'amour - In the Dynamite Jet SaloonKingdom Come - album omonimoPantera - Power MetalQuiet Riot - QRTarot - Spell of IronSoundgarden - Ultramega OKX Japan - Vanishing VisionOverkill - Under the influenceVan Halen - OU812Britny Fox - album omonimoSacred Reich - Surf NicaraguaRiot - ThundersteelNuclear Assault - SurviveVoivod - Dimension HatrössDRI - 4 of a KindNapalm Death - From Enslavement to ObliterationRage - Perfect ManGWAR - Hell-ORatt - Reach For The skyBathory - Blood fire deathSword - Sweet DreamsRata Blanca - Rata BlancaStryper - In God We TrustCoroner - Punishment for DecadenceLilian Axe - Lilian Axe

*con il bordo dorato gli album tradotti completamente