Album metal del 1990

Leggi il contesto storico del 1990

Il 1990 è l’anno in cui gli anni Ottanta finiscono davvero. Non perché il metal tradizionale sia improvvisamente scomparso — al contrario, alcuni dei suoi dischi più importanti vengono pubblicati proprio in questo momento — ma perché sotto la superficie sta cambiando quasi tutto. Il vecchio equilibrio tra heavy metal, hard rock, thrash e glam comincia a dissolversi, mentre nuove forme di musica pesante si preparano a conquistare gli anni Novanta. Il 1990 è quindi un anno paradossale: da una parte rappresenta uno degli ultimi grandi vertici del metal classico, dall’altra contiene già quasi tutti gli elementi che porteranno alla rivoluzione del decennio successivo.

Il segnale più evidente arriva dal cuore stesso dell’heavy metal britannico. I Judas Priest pubblicano Painkiller, un disco che sembra quasi una risposta diretta alla nuova generazione di musicisti estremi. L’ingresso del batterista Scott Travis imprime alla band una velocità e una potenza inedite, mentre Rob Halford porta la propria voce verso registri ancora più aggressivi. La title track, Night Crawler, A Touch of Evil e Between the Hammer & the Anvil mostrano una band capace di aggiornare il proprio linguaggio senza rinunciare alla propria identità. Painkiller non è semplicemente uno degli ultimi grandi album dell’heavy metal classico: diventa una sorta di ponte tra due epoche, dimostrando che il metal tradizionale può ancora essere devastante, moderno e competitivo in un panorama sempre più estremo.

Anche gli Iron Maiden, dopo il complesso e progressivo Seventh Son of a Seventh Son del 1988, cercano una nuova direzione con No Prayer for the Dying. Il suono è più diretto, meno elaborato e più vicino alla fisicità dell’hard rock e dell’heavy metal tradizionale. È una scelta significativa: mentre molte band giovani stanno complicando o estremizzando il linguaggio metal, Maiden e Priest mostrano due modi differenti di mantenere vivo il modello classico.

A completare il quadro arrivano i Black Sabbath con Tyr, i Dio con Lock Up the Wolves e Ozzy Osbourne con No More Tears. Quest’ultimo rappresenta uno dei lavori più riusciti della fase solista di Ozzy, con una produzione poderosa e un equilibrio tra heavy metal, hard rock e brani più accessibili. Gli Scorpions, invece, pubblicano Crazy World, album destinato a diventare uno dei più importanti della loro carriera grazie soprattutto a Wind of Change, che uscirà come singolo l’anno successivo e diventerà uno dei simboli musicali della fine della Guerra fredda.

Anche gli AC/DC tornano prepotentemente al centro della scena con The Razors Edge. Dopo alcuni anni meno brillanti, la band australiana ritrova una straordinaria efficacia con Thunderstruck, uno dei riff più riconoscibili della propria storia, e con brani come Moneytalks e Are You Ready. Prodotto da Bruce Fairbairn e registrato con il nuovo batterista Chris Slade, l’album diventa un importante rilancio commerciale per la band e dimostra che il rock duro più classico può ancora conquistare un pubblico enorme proprio mentre il panorama musicale sta cambiando radicalmente. Gli AC/DC, in altre parole, non hanno bisogno di reinventarsi per entrare negli anni Novanta: continuano a fare quello che sanno fare meglio, dimostrando che la formula del riff, del ritmo e dell’attitudine può ancora funzionare ai massimi livelli.

Ma se il 1990 offre un ultimo grande trionfo all’heavy metal classico, è soprattutto il thrash metal a raggiungere una maturità straordinaria. I Megadeth pubblicano Rust in Peace, probabilmente il punto più alto della loro carriera e uno dei dischi fondamentali dell’intera storia del thrash. L’arrivo di Marty Friedman alla chitarra e Nick Menza alla batteria completa quella che diventerà la formazione classica della band. Holy Wars… The Punishment Due, Hangar 18, Tornado of Souls e Five Magics combinano velocità, tecnica, arrangiamenti complessi e una precisione quasi chirurgica, senza sacrificare la capacità di costruire riff e melodie memorabili. Il thrash, arrivato alla fine del decennio precedente come musica aggressiva e underground, nel 1990 dimostra di poter raggiungere livelli di sofisticazione compositiva impressionanti.

Gli Slayer rispondono con Seasons in the Abyss, un album che trova un equilibrio quasi perfetto tra la furia di Reign in Blood e le atmosfere più lente e minacciose di South of Heaven. War Ensemble, Dead Skin Mask e la title track mostrano una band capace di alternare velocità estrema, oscurità e momenti più cadenzati. Gli Anthrax pubblicano Persistence of Time, più cupo e maturo rispetto ai lavori precedenti, mentre i Testament proseguono la loro evoluzione con Souls of Black. I Kreator realizzano Coma of Souls, i Sodom Better Off Dead, gli Exodus Impact Is Imminent, gli Annihilator Never, Neverland, i Sacred Reich The American Way, i Death Angel Act III, i Forbidden Twisted into Form, gli Artillery By Inheritance e gli Xentrix For Whose Advantage?. È una vera esplosione di tecnica, velocità e precisione, ma allo stesso tempo si avverte che il thrash sta arrivando a un punto di saturazione: dopo aver spinto sempre più avanti i limiti della velocità e della complessità, il genere dovrà necessariamente trovare nuove strade.

Proprio da questa esigenza nasce uno dei cambiamenti più importanti del decennio. I Pantera pubblicano Cowboys from Hell e compiono una trasformazione radicale: dopo gli anni iniziali legati al glam metal, la band abbandona definitivamente quella direzione e costruisce un sound molto più pesante, basato su riff sincopati, groove, aggressività e potenza. Il disco diventa uno dei punti di riferimento della nascente scena groove metal. Il risultato è fondamentale perché indica una possibile evoluzione del thrash: non necessariamente più veloce, ma più pesante, fisico e ritmico. È una strada che negli anni Novanta verrà percorsa da moltissime band.

Il 1990 è però soprattutto l’anno in cui il death metal smette definitivamente di essere una promessa underground e diventa un movimento internazionale. In Florida, gli Obituary pubblicano Cause of Death, un album ancora più brutale e tecnico del debutto Slowly We Rot; i Deicide esordiscono con Deicide, estremizzando ulteriormente velocità, blasfemia e violenza sonora; mentre i Cannibal Corpse pubblicano Eaten Back to Life, destinato a diventare uno dei dischi simbolo del death metal più estremo. I Cancer esordiscono con To the Gory End, i Benediction con Subconscious Terror, mentre gli Atrocity pubblicano Hallucinations e i Believer Sanity Obscure, mostrando quanto rapidamente la scena estrema stia diventando articolata e tecnicamente ambiziosa.

Dall’altra parte dell’oceano, la Svezia inizia a costruire una propria identità. Gli Entombed pubblicano Left Hand Path, uno dei dischi destinati a definire il particolare suono del death metal scandinavo, caratterizzato da chitarre estremamente distorte e da un’impronta più ruvida rispetto alla scena americana. Il death metal del 1990 non è quindi più un fenomeno riconducibile soltanto a Tampa o alla Florida: sta nascendo una vera rete internazionale di scene, etichette, demo e musicisti.

Anche i Bathory compiono una trasformazione decisiva con Hammerheart. Quorthon abbandona progressivamente l’immediatezza brutale dei primi lavori per costruire un metal epico, atmosferico e fortemente legato alla mitologia norrena. Il disco contribuisce in maniera fondamentale alla definizione del Viking metal, dimostrando ancora una volta come il metal estremo possa trasformarsi non soltanto aumentando la violenza, ma anche attraverso atmosfera, narrazione e immaginario.

Nel frattempo, il confine tra death metal e doom comincia a diventare sempre più interessante. In Inghilterra i Paradise Lost pubblicano Lost Paradise, il loro debutto, caratterizzato da una combinazione di death metal, rallentamenti doom e atmosfere cupe. Non è ancora il Gothic del 1991, che sarà fondamentale per l’evoluzione del gothic metal, ma Lost Paradise rappresenta uno dei primi passi verso quella fusione tra pesantezza estrema, malinconia e atmosfera che caratterizzerà gran parte del metal europeo degli anni Novanta.

Il doom tradizionale continua comunque a esistere. I Candlemass pubblicano Chapter VI, mentre altre formazioni mantengono vivo il legame con la tradizione sabbathiana. Ma ormai il concetto di musica pesante si sta allargando: non significa più soltanto velocità o riff potenti, bensì anche oscurità, atmosfera, malinconia e sperimentazione.

Sul versante progressive e power metal, il 1990 è altrettanto importante. I Queensrÿche pubblicano Empire, che porta avanti la sofisticata combinazione di progressive metal, hard rock e melodie accessibili già sviluppata con Operation: Mindcrime. I Blind Guardian realizzano Tales from the Twilight World, rafforzando la propria identità attraverso velocità, cori, melodie epiche e influenze fantasy. I Gamma Ray, fondati da Kai Hansen dopo la sua esperienza negli Helloween, esordiscono con Heading for Tomorrow, dando un impulso fondamentale alla scena power metal europea. I Running Wild pubblicano Blazon Stone, continuando a sviluppare il loro immaginario piratesco e la componente epica, mentre King Diamond realizza The Eye, nuovo concept horror caratterizzato dalla consueta teatralità narrativa. In questo momento il power metal europeo sta smettendo di essere una semplice derivazione del metal classico e sta iniziando a diventare una delle principali correnti del decennio.

Anche il lato più tecnico del metal continua a svilupparsi. Band come Anacrusis, Atheist e Believer dimostrano che il confine tra thrash, progressive e metal estremo è ormai sempre più labile, mentre la scena underground continua a produrre gruppi interessati a strutture complesse, tempi irregolari e soluzioni sempre più sofisticate. Il metal tecnico non è più una semplice curiosità per musicisti: sta diventando uno dei laboratori nei quali si prepara il futuro dell’estremo.

Il 1990 è inoltre un anno importante per il crossover. I Suicidal Tendencies pubblicano Lights…Camera…Revolution!, mentre i Prong realizzano Beg to Differ, fondendo aggressività metal, ritmiche hardcore e una crescente attenzione per il groove. I Living Colour pubblicano Time’s Up, continuando a dimostrare quanto il metal e l’hard rock possano dialogare con funk, soul, jazz e alternative rock. Sono esperienze che anticipano un panorama nel quale le vecchie divisioni tra generi diventeranno sempre meno rigide.

Parallelamente, l’industrial metal sta trovando una propria identità. I Ministry hanno già aperto una strada con The Mind Is a Terrible Thing to Taste del 1989, ma la loro influenza continua a crescere, mentre altre band cominciano a esplorare l’incontro tra chitarre pesanti, elettronica, campionamenti e ritmi meccanici. Il metal del futuro non dovrà necessariamente essere suonato da quattro o cinque musicisti davanti a un amplificatore: la tecnologia sta diventando parte integrante della sua evoluzione.

Ed è proprio fuori dai confini tradizionali del metal che il 1990 diventa ancora più interessante. I Faith No More, dopo il successo di The Real Thing del 1989, portano avanti una formula nella quale metal, funk, alternative rock, rap e sperimentazione convivono senza rispettare le vecchie categorie. I Jane’s Addiction pubblicano Ritual de lo Habitual, mentre gli Alice in Chains debuttano con Facelift, album nel quale hard rock, heavy metal e atmosfere oscure si incontrano in una forma ancora difficile da classificare. È uno dei primi segnali evidenti di ciò che sta arrivando dalla scena di Seattle e dal rock alternativo americano.

Anche i Black Crowes irrompono sulla scena con Shake Your Money Maker, riportando in primo piano un hard rock fortemente legato agli anni Settanta, ai Rolling Stones, ai Faces e al blues. Il successo del disco dimostra che il pubblico non cerca necessariamente un suono sempre più moderno: esiste ancora un enorme interesse per il rock classico, ma proprio questa coesistenza rende il panorama del 1990 estremamente frammentato.

E infatti, mentre il sottosuolo prepara la rivoluzione, il glam e l’hair metal continuano a vivere una stagione di straordinaria prosperità. I Slaughter debuttano con Stick It to Ya, uno degli album di maggior successo della nuova generazione hair metal, capace di alternare brani aggressivi e ballate come Fly to the Angels. I Poison pubblicano Flesh & Blood, i Warrant Cherry Pie, mentre gli Extreme realizzano Pornograffitti, disco che mescola hard rock, funk, virtuosismo chitarristico e una forte vena melodica. Il successo di More Than Words, che esploderà come singolo nel 1991, dimostra quanto il pubblico sia ancora ricettivo nei confronti dell’hard rock melodico.

Il fenomeno dei supergruppi trova invece una delle sue espressioni più riuscite nei Damn Yankees, formati da Ted Nugent, Tommy Shaw, Jack Blades e Michael Cartellone. Il loro debutto omonimo del 1990 unisce hard rock, AOR e melodie radiofoniche, con High Enough destinata a diventare uno dei grandi successi dell’anno. È un esempio perfetto della vitalità commerciale del rock americano proprio alla vigilia del cambiamento.

Anche la tradizione del virtuosismo chitarristico continua a produrre nuovi protagonisti. Dopo la fine dei Dokken, George Lynch dà vita ai Lynch Mob, pubblicando Wicked Sensation e dimostrando che il linguaggio del guitar hero può ancora funzionare anche al di fuori delle grandi band degli anni Ottanta. I Winger, invece, proseguono la propria carriera con In the Heart of the Young, mentre i FireHouse esordiscono con FireHouse, consolidando quella formula di hard rock melodico e hair metal che proprio in questi anni raggiunge una delle sue ultime grandi stagioni.

Il quadro comprende anche realtà come Steelheart, con il debutto omonimo, e altre formazioni che insistono sulla combinazione di tecnica, melodie potenti, look appariscente e produzioni radiofoniche. Tutto questo dimostra quanto sarebbe sbagliato descrivere il 1990 come un anno nel quale il glam metal è già finito. Al contrario, il genere è ancora fortissimo commercialmente. La sua crisi è soprattutto culturale: sta per arrivare una generazione di ascoltatori che non si riconosce più nell’estetica patinata e nei cliché della scena.

In questo clima, anche l’industria discografica comincia a riconoscere che il metal non può più essere trattato come un unico genere. Dopo le polemiche dell’anno precedente, quando il Grammy per la nuova categoria Best Hard Rock/Metal Performance era stato assegnato ai Jethro Tull invece che ai favoriti Metallica, nel 1990 la categoria viene finalmente separata: nasce il premio specifico per la Best Metal Performance. E il vincitore è proprio Metallica, con One. La canzone, tratta da …And Justice for All del 1988, era già stata eseguita dalla band ai Grammy del 1989; un anno dopo diventa il primo brano a vincere il nuovo premio metal. È un momento simbolico: dopo aver trascorso gli anni Ottanta combattendo per essere riconosciuto, il metal è ormai abbastanza importante da avere una categoria propria all’interno dei Grammy.

Il paradosso è che proprio mentre l’industria comincia a riconoscere ufficialmente il metal, la musica pesante sta diventando sempre più difficile da classificare. Thrash, death, doom, power, progressive, crossover, industrial, alternative e groove metal stanno sviluppando identità differenti, spesso mescolandosi tra loro. La stessa parola “metal” comincia a indicare un universo molto più vasto di quello immaginato appena pochi anni prima.

Il 1990 contiene inoltre altri segnali destinati a diventare decisivi. Il Giappone continua a sviluppare una scena autonoma con formazioni come gli X Japan, mentre in America e in Europa l’underground estremo cresce rapidamente. Il metal non è più soltanto una questione britannica o statunitense: Germania, Svezia, Norvegia, Brasile, Canada, Giappone e numerosi altri paesi stanno sviluppando scene sempre più riconoscibili.

Il Brasile, in particolare, continua a dimostrare quanto il metal sudamericano sia ormai diventato una forza creativa autonoma. I Sepultura stanno preparando Arise, che arriverà nel 1991 e porterà ulteriormente avanti la trasformazione iniziata con Beneath the Remains. È un altro segnale di quanto rapidamente la scena internazionale stia cambiando: molte delle band che nel 1990 sono ancora considerate underground saranno tra i protagonisti assoluti del metal del decennio successivo.

E mentre il pubblico continua a riempire le arene per le grandi band degli anni Ottanta, una nuova generazione sta già costruendo un linguaggio completamente diverso. Il metal non sta morendo: si sta frammentando.

Per questo il 1990 deve essere considerato uno degli anni più importanti dell’intera storia del metal. Non è ancora l’anno della rivoluzione grunge, che esploderà definitivamente nel 1991, e non è ancora l’anno della trasformazione completa del mercato. È invece l’anno della preparazione: tutte le principali correnti che domineranno il metal degli anni Novanta sono ormai visibili contemporaneamente. Il vecchio mondo raggiunge alcuni dei suoi massimi livelli artistici proprio mentre il nuovo mondo prende forma.

AC- DC - The Razors EdgeJudas Priest - PainkillerIron Maiden - No Prayer for the DyingSlayer - Seasons in the AbyssMegadeth - Rust in PeaceAnthrax - Persistence Of TimeQueensrÿche - EmpireScorpions - Crazy WorldTestament - Souls of Black Pantera - Cowboys from hellBlack Sabbath - TyrCinderella - Heartbreak StationYngwie Malmsteen - EclipseAxxis - IIGamma Ray - Heading for TomorrowDeath - Spiritual HealingDio - Lock Up the WolvesBlind Guardian - Tales from the Twilight WorldKreator - Coma of soulsKing Diamond - The EyeSteelheart - SteelheartHelmet - Strap It OnPoison - Flesh & BloodIced Earth - Iced EarthBruce Dickinson - Tattooed MillionaireAlice In Chains - FaceliftExodus - Impact is imminentJane's Addiction-Ritual de lo HabitualDanzig - Danzig II LucifugeBathory - HammerheartSuicidal Tendencies - Lights...Camera...Revolution!Warrant - Cherry PieFirehouse - FirehouseQuireboys - A Bit of What You FancyExtreme - PornograffittiWinger - In the heart of the youngVixen - Rev It UpUdo - Faceless WorldLita Ford - StilettoJon Bon Jovi - Blaze of gloryDamn Yankees - album omonimoDoro - album omonimoAnnihilator - Never neverlandHouse of Lords - SaharaDeicide - album omonimoPretty Maids - Jump The GunSodom - Better Off DeadRatt - DetonatorSacred Reich - The American WayGWAR - Scumdogs of the UniverseNapalm Death - Harmony CorruptionSlaughter - Stick It to YaProng - Beg To DifferCannibal Corpse - Eaten Back to LifeDeep Purple - Slaves and MastersBiohazard - BIOHAZARDHoly Moses - World ChaosLeft hand path – EntombedSkin & Bones - Not A Pretty SightBaton Rouge - Shake Your SoulKilling Joke, Extremities, Dirt & Various Repressed EmotionsArtillery - By InheritanceTankard - The Meaning of LifeThunder - Back Street SymphonyRisk - Dirty SurfacesSkinny Puppy -Too Dark ParkLove-Hate - Blackout in the red roomLynch Mob - Wicked Sensation

*con il bordo dorato gli album tradotti completamente