Jotun – In Flames

Jotun è la traccia che apre il terzo degli In Flames, Whoracle pubblicato il 27 ottobre del 1997.

Formazione In Flames (1997)

  • Anders Fridén – voce
  • Glenn Ljungström – chitarra
  • Jesper Strömblad – chitarra
  • Johan Larsson – basso
  • Björn Gelotte – batteria

Traduzione Jotun – In Flames

Testo tradotto di Jotun (Strömblad, Gelotte) degli In Flames [Nuclear Blast]

Jotun

I often dream of huge numb buildings,
Jet-black sinister architecture
Being installed when nobody sees
Their appearance’s so sudden
That few would take notice

And when I wake up
I imagine being crushed by one
Imaginating it’s weight, it’s silence
And the absence of excuses for a havoced life
And the privilege of a 22 kilometers tombstone

Jotun

A body of black
That carried no reflection
Defying it’s own room
Un-earthly egg of decreation

There would be colonies
Mushroom-scattered forever
out of context
Rising spores from a dying world
To pollute and chase away what’s left

Sun-white pulverised desert stone
And serpentine lizard mouths
Pales away the pyramids
Rewriting 4500 years of history
Raping the Statue of Liberty

Outplays the acropolis
Inverting the fjords
Invades the NY skyline
To dream its own existence
in one single final word

Jotun

A body of black
That carried no reflection
Defying it’s own room
Un-earthly egg of decreation

A body of black
That carried no reflection
Defying it’s own room
Un-earthly egg of decreation

Can we identify them
As the flint buried in our reptile skulls
Or the time-bomb
coded in our DNA?

Jotun

A body of black
That carried no reflection
Defying it’s own room
Un-earthly egg of decreation

Jotun

A volte sogno immensi palazzi assopiti
Corvine architetture infauste
Erette mentre nessun’anima le avvista
La loro apparizione è così improvvisa
Che pochi solo ne hanno avuto sentore

E quando mi desto
Immagino d’esser annientato da una sola entità
Vagheggiando sia un fardello, sia tacita quiete
E il difetto di discolpe ad’una vita in subbuglio
E il privilegio d’una lapide di 22 chilometri

Jotun

Una sagoma di pece
Che non s’adombra di riflesso
sottraendosi dalla sua stessa aula
Come uno spettrale ovulo di decreazione

Dovrebbero insediarsi colonie
Sempre al di fuori d’un ben preciso contesto come spargizioni funghiformi
Mentre spore sorgono da un morente creato
Per inquinare e scacciare tutto ciò che è rimasto

Un sole biancastro erose la roccia desertica
E serpentine fauci di sauri
Lustrano le piramidi
Riscrivendo 4500 anni di storia
Violentando la Statua della Libertà

Devasta l’acropoli
Rovesciando i fiordi
Invade l’orizzonte Newyorchese
Per sognare la propria esistenza
in un’unico terminale vocabolo

Jotun

Una sagoma di pece
Che non s’adombra di riflesso
sottraendosi dalla sua stessa aula
Come uno spettrale ovulo di decreazione

Una sagoma di pece
Che non s’adombra di riflesso
sottraendosi dalla sua stessa aula
Come uno spettrale ovulo di decreazione

Abbiamo noi il potere di indetificarli
Come la selce inumata nei nostri reptanti teschi
O il codice delle nostre
bombe ad orologeria nel DNA?

Jotun

Una sagoma di pece
Che non s’adombra di riflesso
sottraendosi dalla sua stessa aula
Come uno spettrale ovulo di decreazione

* traduzione inviata da Stefano Quizz

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